CAUSE E RIPARAZIONE DEI TENTATIVI DI SUICIDIO IN ADOLESCENZA
di Gianni Bassi e Rossana Zamburlin

INTRODUZIONE

Il tentativo di suicidio rappresenta uno dei comportamenti più significativi e drammatici del disagio adolescenziale. Per la frequente impulsività che è alla base della sua realizzazione pone la fondamentale problematica relazionale ed esistenziale, caratteristico di questa fase della vita, dell’agito, della messa in atto, del passaggio all’atto, cioè ciò che l’adolescente “fantastica” può metterlo in pratica. In ragione dell’attacco diretto al corpo, che spesso non si riconosce e che rappresenta anche l’inconscio, illustra la complessa rimessa in discussione del rapporto che il ragazzo ha con il proprio corpo e ciò che significa, anche inconsciamente, ma anche del valore della vita.

In ragione del desiderio di distruggere le immagini interne infantili, rappresenta una messa in scena drammatica del “lavoro di lutto” ( “muore” il bambino e si sta trasformando in adulto… ) che quello stesso adolescente deve compiere. Per questi motivi è fondamentale la presenza del genitore omologo che riconosce l’identità del figlio e lo aiuta a trovare la nuova identità, accompagnandolo nel processo di trasformazione. Il clima emotivo depressivo che abitualmente accompagna questi periodi significa che sta avvenendo questo cambiamento della personalità e che va favorito con un atteggiamento positivo e costruttivo, di accettazione e comprensione. Il tentativo di suicidio, nella sua drammaticità, presenta il problema del senso della vita e della morte ( le domande di senso presente in ciascuno di noi: che senso ha la mia vita? E quella degli altri? E il mondo? Che futuro ho? E la morte? C’è un’eternità? Dio esiste? Ecc. ecc. a cui bisogna dare risposta… ), in quanto vissuto esistenziale che nell’adolescenza emerge in modo forte…

E’ difficile distinguere gli aspetti “patologici” personali, del contesto familiare e sociali dagli aspetti esistenziali. Secondo D. Marcelli e A. Braconnier ( 1990 ): “…Per alcuni autori il tentativo di suicidio non riflette necessariamente l’esistenza di un disturbo della personalità nell’adolescenza… All’opposto, altri autorivedono nel tentativo di suicidio il segno di una distorsione sempre grave della struttura di personalità in corso di riorganizzazione in adolescenza.

Infine per la pressione esercitata sull’altro che il gesto suicidario implica e per la risposta dell’adulto che l’adolescente si aspetta, il tentativo di suicidio deve essere compreso come un gesto estremo, e perciò disperato, per mantenere o ristabilire una relazione con gli altri spesso fino ad allora disprezzata. Si pone così il problema della risposta da dare al tentativo di suicidio ed al suo corollario, sempre angosciante ( per i genitori, per gli educatori e per ) lo psicoterapeuta ( che dovrebbero collaborare… ), costituito dal rischio continuo di recidive.” ( pag. 98, le parentesi sono nostre ) Ciò significa anche che genitori, educatori e psicoterapeuti, per prevenire questi drammatici episodi e le ricadute, hanno la responsabilità di creare buoni rapporti coi ragazzi in modo tale che questo processo di trasformazione interiore e relazionale sia positivo e costruttivo. Va ribadito che educare significa tirare fuori dagli adolescenti il loro meglio: le emozioni, i sentimenti, gli istinti, i valori, i talenti e i progettI.

Rispetto ai progetti scolastico-professionali abbiamo scritto nel nostro testo “Per una psicologia del benessere e della prosperità” una serie di idee-valori che è opportuno che gli adulti facciano emergere dagli adolescenti: trasformare le convinzioni limitanti in facilitanti, seguire i desideri costruttivi ( non certo quelli distruttivi, che comunque vanno elaborati e trasformati… ), la decisione dell’intenzione, il piano d’azione, dal pensiero positivo all’azione, la specializzazione, osare l’insolito, stimolare la creatività, la perseveranza, puntare allo scopo con determinazione, il controllo delle spese, avere un’integrità personale, fare in modo che la fiducia-fede sia sistematica, sviluppare la speranza, essere caritatevoli.

 

FATTORI DI RISCHIO

Il suicidio è la volontà e/o il desiderio coscienti e deliberati di darsi la morte. Gli studi su questo fenomeno mettono in risalto la difficoltà di rapporti, di progetti e di valori, senza le quali non vale la pena impegnarsi nella vita. Per cui se si vogliono prevenire questi drammi è opportuno verificare, attraverso il dialogo empatico, se l’adolescente ha buoni rapporti familiari, amicali e scolastici, ha progetti professionali realistici e ha valori significativi.

Nel caso di adolescenti depressi, magari con un ambiente famigliare “depressivo”, uno dei principali sintomi sono i pensieri ricorrenti di morte, con la possibilità di pianificare o mettere in atto tentativi concreti di suicidio.

Il tentativo di suicidio, paradossalmente, è un “insuccesso” di un suicidio, nel senso che il mezzo utilizzato non è stato sufficiente, questo dimostra che la volontà, il desiderio, la deliberazione non erano completi e sistematici, ma c’erano degli aspetti, anche inconsci, di voglia di vivere o di sopravvivere. Esistono anche le “condotte pericolose” , comportamenti che, per la loro stessa natura, mettono in pericolo l’integrità fisica o la vita stessa del ragazzo, per es. l’uso di droghe, alcol, gesti plateali pericolosi ( ad esempio con la moto e l’auto ) e atti delinquenziali. Da questo punto di vista si possono interpretare come tentativi di suicidio inconsci.

Gli studi mostrano che i fattori di rischio riguardano aspetti socio-culturali, aspetti familiari e aspetti individuali. Come abbiamo scritto e scriveremo questi profili di rischio servono a discriminare con precisione gli aspetti individuali, familiari e sociali per la prevenzione, ad esempio se il ragazzo ha un buon rapporto col genitore omologo, è educato ad esprimere emozioni e sentimenti, ad essere creativo e ad esprimere concretamente alti valori sarà molto difficile che tenterà il suicidio.

Va detto che gli adolescenti sono il secondo gruppo, dopo gli anziani, per numero di suicidi. I tentativi di suicidio sono maggiori e la recidiva è di circa 30 - 50 %, cioè un ragazzo su due, un ragazzo su tre ripete il gesto, inoltre molti tentativi sono mascherati o non dichiarati, per evidenti motivi di vergogna. ( Invece di deformare i fatti è opportuno che genitori ed educatori si mettano in discussione per creare rapporti significativi. ) Il loro numero è elevato rispetto alle possibilità di prevenzione e in occasione delle recidive aumenta la gravità. Il rischio di suicidio è elevato quando c’è una storia familiare di suicidio, purtroppo una coazione a ripetere generazionale.

I fattori di rischio socio-culturali riguardano la disintegrazione delle relazioni sociali e l’anomia: il gruppo più a rischio è quello degli immigrati, o meglio dei figli adolescenti degli immigrati perché si trovano in una situazione difficili in quanto non sono più nella cultura d’origine, ma non sono neanche completamente nella cultura attuale. Nei dati rilevati dai casi di suicidio emergono modificazioni nelle abitudini e nell’organizzazione della vita quotidiana ( cambiamenti di scuola e di lavoro ) e conflitti coi coetanei. Durkheim ha definito come ANOMIA la situazione di molti di questi ragazzi. Anomia significa assenza di norme, in realtà il ragazzo non sa qual è il suo ruolo, qual è il suo posto, il senso della sua vita e le priorità da seguire.

Nei fattori a rischio familiari emergono l’alcolismo di uno o entrambi i genitori, la separazione dei genitori, gravi disturbi della personalità, l’assenza del padre. L’alcolismo crea un vuoto di valori spirituali, una mancanza di integrità: se i genitori vengono squalificati, non sono un punto di riferimento, la vita ha meno senso.

La separazione è un trauma che danneggia la psiche e mette in difficoltà la capacità d’amare dell’adolescente, si installa nella psiche anche la convinzione limitante pessimistica che possa attuarsi un vero amore. L’assenza del padre impedisce d’introiettare il comandamento “non uccidere”, che evidentemente riguarda anche se stessi. Nel caso dell’adolescente maschio il processo d’identificazione col genitore omologo è disturbato dall’assenza dello stesso, si crea un vuoto emotivo e relazionale.

A questi si aggiungono i fattori a rischio individuali che riguardano gli insuccessi scolastici e professionali, i fallimenti sentimentali, l’utilizzo di droghe e la presenza di tendenze psicotiche autodistruttive. Numerosi adolescenti suicidi non hanno superato il livello d’insegnamento primario, a questo può sommarsi un inserimento lavorativo difficoltoso o fallimentare. L’utilizzazione di una droga è un fattore di rischio preponderante, a cui può collegarsi il furto in casa o fuori. Le tendenze psicotiche autodistruttive che non si curano con un lavoro familiare ed educativo è molto presente nelle recidive.

Tuttavia non è possibile prevedere se o quando un adolescente affetto da questi sintomi tenterà il suicidio. Certo la tentazione di mettere fine a questa estrema sofferenza emotiva, fisica e psichica può costituire il terreno comune a molti adolescenti.

Abbiamo notato che alcuni adolescenti, molto probabilmente gravemente depressi, cercano su internet dei metodi per suicidarsi, in particolare metodi veloci e indolori. Il fatto grave è che esistono dei siti che rispondono a queste domande, fornendo informazioni specifiche, senza preoccuparsi del fatto che alcuni potrebbero realizzare effettivamente l’atto, grazie al loro pseudo-aiuto. A nostro parere questi siti andrebbero oscurati in quanto non seguono la “legge del padre” di Mosè: “non uccidere”…

 

I MEZZI UTILIZZATI

L’assunzione orale di psicofarmaci in dosi massicce è di gran lunga il metodo più utilizzato e le ragazze vi ricorrono più spesso dei ragazzi. Lo psicofarmaco viene somministrato all’adolescente in dosi adeguate dal medico o dallo psichiatra oppure viene preso dai genitori: quindi è una forma di “overdose”. Più raramente l’adolescente può ingurgitare prodotti tossici della casa tipo candeggina o altre sostanze…

Nel caso di assunzione di droghe per via orale o per via endovenosa non è facile differenziare suicidio, da tentato suicidio o incidente da overdose ( condotte pericolose )…

Alcuni si tagliano le vene, questi gesti si possono collocare fra i tentati suicidi e i gesti di automutilazione, dovuto a distorsioni dello schema corporeo. Più di rado avviene la defenestrazione, l’annegamento, il farsi investire da un treno o da una metropolitana, l’impiccagione, l’uso d’arma da fuoco.

Rispetto allo schema corporeo U. Galimberti ( 1999 ) segnala che gli studi più significativi sono stati condotti da P. Schilder, che scrive: “Con l’espressione “immagine del corpo umano” intendiamo il quadro mentale che ci facciamo del nostro corpo, vale a dire il modo in cui il corpo appare a noi stessi. Noi riceviamo delle sensazioni, vediamo parti della superficie del nostro corpo, abbiamo impressioni tattili, termiche, dolorose, sensazioni indicanti le deformazioni del muscolo provenienti dalla muscolatura e dalle guaine muscolari, sensazioni di origine viscerale. Ma al di là di tutto questo vi è l’esperienza immediata dell’esistenza di un’unità corporea, che, se è vero che viene percepita, è d’altra parte qualcosa di più di una percezione: noi la definiamo schema del nostro corpo o schema corporeo...( pag. 230 )

In conclusione D. Marcelli e A. Braconnier ( 1990 ) scrivono: “Sarebbe auspicabile quindi valutare in quale misura il metodo utilizzato attenti all’integrità del corpo: da questo punto di vista sembra che i metodi che cercano di distruggere o mutilare il corpo, quali defenestrazione o soprattutto gli investimenti volontari da veicoli, si integrino più spesso con una organizzazione psicopatologica nella quale sono in causa lo schema corporeo e la costituzione stessa dell’individualità. I metodi più traumatici e più distruttivi sembrano di solito utilizzati da adolescenti profondamente disturbati ( psicosi in particolare ).” ( Pag. 101 )

Il discorso sullo schema corporeo mostra come sia essenziale che il genitore omologo confermi l’identità del figlio attraverso complimenti verbali ( “ti voglio bene” – “Sono fiero di te”, quando ha un comportamento positivo… ) e con gli abbracci e le carezze. Inoltre come educatori è importante che elaboriamo il malessere degli adolescenti per educarli al benessere del corpo, della mente e dello spirito come abbiamo indicato nel nostro libro “Per una psicologia del benessere e della prosperità” ( 2012 ), in cui abbiamo presentato le 22 vie del benessere:la ricerca dello spirito, dell’unione famigliare, dell’equilibrata attività fisica, del cibo sano ed equilibrato, della medicina olistica, della gestione dello stress, dell’ascolto e dell’espressione delle emozioni e dei sentimenti, della motivazione allo sviluppo, della dignità umana, della parità, del vivere nel momento presente, dell’attenzione, della creatività, della crescita continua, della missione della vita, del servizio, dell’interdipendenza, del perdono, della gratitudine, della pace e dell’amore incondizionato.

 

POSSIBILI SIGNIFICATI DEL TENTATO SUICIDIO

Gli studiosi sono dell’avviso che non esiste una diagnosi unica che spieghi i suicidi e i tentati suicidi. Ci sono vari significati ma ogni ragazzo ha, in genere, una serie di cause che lo rendono unico. Alcuni hanno difficoltà ad esprimersi, si sentono isolati, emarginati e rifiutati dai loro parenti e dai loro compagni ( in questo caso va fatto un lavoro per sviluppare l’autostima, come abbiamo descritto nel libro: “Vincere la timidezza, come sviluppare la stima di sé”, migliorando la consapevolezza, l’accettazione di sé, il senso di responsabilità, il coraggio di affermare se stessi, l’avere degli obiettivi e l’integrità personale ). Alcuni hanno malattie fisiche e frequenti ospedalizzazioni. Alcuni hanno una situazione familiare molto disturbata. Alcuni hanno la diagnosi di psicosi, in particolare con tendenze a mettere in atto un delirio. Alcuni hanno la diagnosi di schizofrenia, in particolare si sentono destrutturati e tendono a realizzare i loro fantasmi di frammentazione ( si sentono a pezzi, che vanno a pezzi… ) . Alcuni hanno la diagnosi di depressione grave, cioè la tendenza ad auto-aggredirsi. Alcuni hanno la diagnosi di epilessia ( attualmente questo disturbo è molto curabile, i preconcetti sono molto diminuiti ). Alcuni hanno comportamenti sociali disturbati, abuso di sostanze tossiche, furti, rendimento scolastico inferiore alle capacità intellettuali, relazioni sentimentali frammentarie e promiscue, delusioni amorose, ecc.

Il tentativo di suicidio dell’adolescente non fa che mettere in luce i conflitti interni ed esterni che non riesce a risolvere e non riesce a chiedere aiuto ai genitori o agli educatori, anche questi ultimi non si rendono conto della conflittualità e delle angosce dei ragazzi, anche perché loro stessi possono essere in difficoltà a risolvere i propri disagi. I tentativi di suicidio vanno considerati come indici di un importante disturbo delle vicissitudini pulsionali ( sessuali, sentimentali e aggressive ) e del sistema di difese relativi che vanno ristrutturati in base ai dati di realtà visto che quelli infantili, ovviamente, non sono più adeguati.

D. Marcelli e A. Braconier ( 1990 ) ritengono che i significati prevalenti anche per gli altri periodi della vita sono i seguenti:

“1) LA FUGA: è il fatto di scappare, attentando alla propria vita, da una situazione sentita come insopportabile dal soggetto ( troppo dolore e troppa angoscia, la morte come soluzione, aggiungiamo noi ).

2) IL LUTTO: è per un soggetto il fatto di attentare alla propria vita in conseguenza della perdita di un effettivo elemento della personalità o del modello di vita ( per alcuni la perdita del partner, di un figlio o di un amico è inaccettabile… ).

3 ) IL CASTIGO: è il fatto di attentare alla propria vita per espiare un errore reale o immaginario ( evidentemente il senso di colpa persecutorio del soggetto, secondo il suo punto di vista, non è riparabile… ).

4) IL DELITTO: è il fatto di attentare alla propria vita trascinando un altro nella morte ( fatto purtroppo molto di moda in questo periodo storico: gli omicidi-suicidi familiari ).

5) LA VENDETTA: è il fatto di attentare alla propria vita per, sia provocare il rimorso altrui, sia infliggergli l’infamia della comunità ( è quello cherichiama il detto che certi suicidi in realtà vengono considerati degli omicidi… Spesso il tentativo di suicidio rappresenta la volontà di fare un gesto provocatorio finalizzato a dimostrare l’inevitabilità e la gravità del disturbo a persone care e vicine – da cui non si sentono capite -, che non lo comprendono e tendono magari a sottovalutare lo stato di sofferenza. A volte gli adolescenti depressi più che alla morte, fantasticano su ciò che può accadere dopo la loro morte, immaginando il dolore e il senso di colpa che possono provare le persone che non dimostrano comprensione nei loro confronti, provando una sorta di sottile piacere sadico e quasi un senso di vendetta ).

6) LA RICHIESTA ED IL RICATTO: è il fatto di attentare alla propria vita per fare pressione sull’altro ( evidentemente il soggetto ha grosse difficoltà ad esercitare una comunicazione efficace ).

7)IL SACRIFICIO ED IL PASSAGGIO: èil fatto di attentare alla propria vita per raggiungere un valore o una condizione giudicata superiore ( ci può essere una concezione spirituale distorta… ).

8) L’ORDALIA E IL GIOCO: è il fatto di rischiare la propria vita per mettere alla prova se stesso ( evidentemente in questo caso il soggetto ha un valore della propria vita molto superficiale, manca di sacralità… ).” ( Pag. 103, le parentesi sono tutte nostre ).

Nell’adolescente prevalgono: la fuga di fronte alle rotture, per es. sentimentali;agli insuccessi per es. scolastici; le richieste e il ricatto. Alcuni autori ritengono che ogni suicidio è un ricatto…

 

ASPETTI PSICOPATOLOGICI DEL SUICIDIO

Un certo numero di autori ritiene che l’impulsività e la tendenza al passaggio all’atto, cioè all’agito, tipici dell’’adolescenza spiega il gesto fatale. Infatti raramente il fatto è programmato e sono certe situazioni relazionali ad essere scatenanti. Le frustrazioni e le delusioni sono molto frequenti, spesso c’è poca tolleranza ad esse e queste unite al passaggio all’atto creano il dramma. L’impulsività si osserva soprattutto in personalità molto disturbate. Quello che manca, in questi momenti critici, è l’elaborazione emotiva e relazionale dei problemi, oltre al senso di realtà riguardanti l’adolescente e non solo, spesso manca anche ai genitori e agli educatori.

Il problema della morte è fisiologico nell’adolescente, in quanto lo sviluppo mentale lo “obbliga” a pensare a cosa vuole essere nel futuro. Alla fine del futuro c’è la morte e quindi l’adolescente in relazione ai genitori e agli educatori dovrà darsi delle risposte. Questa elaborazione è importante: tutti gli adolescenti possono avere l’angoscia della morte, solo alcuni si suicidano. Fa parte del problema della morte il lutto e la sua elaborazione.

La depressione, come mancanza di senso, di rapporti e di progetti ( incapacità di organizzarsi ) è un altro elemento che può favorire il suicidio. Fanno parte della depressione anche i disturbi dell’umore e un super-io estremamente rigido e persecutorio nei confronti di se stessi.

Il bisogno di controllo sul corpo: i continui cambiamenti danno all’adolescente l’impressione angosciosa di non esserne il “padrone”. A causa di ciò il corpo “estraneo” può essere oggetto d’aggressività e di distruttività.

Tutti questi fattori insieme sono sufficienti a spiegare sia i suicidi, sia i tentati suicidi.

Per prevenire tutti questi fattori è importante che i genitori creino un attaccamento sicuro nell’infanzia e un sostegno incoraggiante nell’esplorazione sociale durante l’adolescenza; gli educatori possono favorire una cultura che dia il senso dei valori e la bellezza della vita, sia il favorire buoni rapporti amicali fra coetanei.

L’errore più grande che si può fare infatti con un adolescente affetto da questo disagio è proprio cercare di “tirarlo su” attribuendo certi sintomi, come il ritiro sociale o il senso di faticabilità, auna sorta di pigrizia e insinuare che i suoi sintomi dipendano dalla sua volontà e non da rapporti difficili. L’unico risultato che si ottiene in questi casi è infatti un ulteriore aumento del senso di colpa e la sensazione di non essere compresi dagli altri, con un senso di colpa indescrivibile. La vera cura sta nell’instaurare con l’adolescente rapporti autentici in cui ogni problema esistenziale, familiare e sociale vengono affrontati e possibilmente risolti. Inoltre nel caso il ragazzo avesse subito traumi, bullismo o abusi sessuali è utile fare delle sedute psicoterapeutiche con l’ EMDR ( il protocollo per i disturbi post-traumatici ) in modo da evitare che dal trauma si arrivi alla depressione e da questo al tentato suicidio.

 

IL RAPPORTO FRA L’ADOLESCENTE E IL SUO AMBIENTE

Ovviamente gli aspetti individuali sono in rapporto alla situazione familiare e all’ambiente socioculturale. Gli studi e le analisi dimostrano che entrambi sono disturbati e disturbanti. Spesso già nell’infanzia sono presenti degli aspetti ( sottovalutati ) che porteranno al tragico gesto. Alcuni autori ritengono che l’adolescente a rischio sia il ricettacolo di problematiche dei genitori: conflittualità più o meno cronica, vuoto di valori spirituali e di sentimenti positivi, svalutazione reciproca. Con basi così fragili l’adolescente ha difficoltà ad emanciparsi gradualmente e non ha molte possibilità di riparare le proprie carenze.

La conflittualità genitoriale può provocare confusione fra le generazioni per cui l’adolescente “deve” sostituire un genitore ed essere più responsabile di loro ( se i genitori fanno gli adolescenti, gli adolescenti devono fare i genitori e questo è un compito impossibile… ). Altre volte sono coinvolti tre generazioni per cui ad esempio la madre si allea con la nonna contro la figlia. Inoltre gli avvenimenti sociali come una delusione sentimentale o una bocciatura diventano la “goccia che fa traboccare il vaso”, così si esprimono D. Marcelli e A. Braconnier ( 1990 ): “Nei periodi presuicidiari l’adolescente deve far fronte ad una serie di avvenimenti il cui sommarsi porta ad un crollo delle sue capacità di risposta ( e di ristrutturarsi… ) . E’ perciò possibile ritrovare con regolarità un degrado progressivo dell’ambiente familiare e sociale dell’adolescente suicida: morte o partenza ( anche per separazione e divorzio… ) di un membro della famiglia, rifiuto da parte dell’adolescente della sua famiglia o da parte della famiglia del proprio figlio adolescente, rottura di un rapporto affettivo ( sentimentale ), rottura con il gruppo degli amici ( anche come oggetto di bullismo ). In questo senso per riparare le difficoltà degli adolescenti è importante che noi adulti acquisiamo gli strumenti per una leadership efficace, sono 18 e le abbiamo descritte nel libro con l’amico M. Brambilla “Come essere un buon capo” ( 2010 ): è consapevole del proprio stato emotivo; cura l’autovalutazione;ha fiducia in se stesso; gestisce le proprie emozioni; è trasparente; si adatta creativamente alle situazioni; è orientato al risultato ( in questo caso è il benessere dell’adolescente ); sviluppa iniziative costruttive; è profondamente ottimista; è empatico, ascolta col cuore; prende consapevolezza dei rapporti nell’organizzazione ( famigliare, scolastica, professionale ); è orientato al soddisfacimento dei bisogni del cliente ( in questo caso è l’adolescente ); è un leader ispiratore; sa influenzare costruttivamente gli altri; sviluppa le potenzialità degli altri ( in modo da contrastare le negatività dell’adolescente potenzialmente suicida ); è un agente di cambiamento; ha gli strumenti per gestire i conflitti; crede nel lavoro di gruppo e nella collaborazione( attraverso il confronto costruttivo, questo è il fattore più importante, perché il buon rapporto è il migliore fattore per costruire una sana identità ).

“Il periodo che precede lo stesso gesto suicida si caratterizza generalmente per la molteplicità delle relazioni che vengono stabilite, per il loro aspetto caotico, disordinato, superficiale, ( vuoto ), vani tentativi di stabilire relazioni umane soddisfacenti. Questa serie di rotture, costantemente verificabile, nelle indagini epidemiologiche rinforza il movimento depressivo dell’adolescente e lo conferma ogni volta nella convinzione che ogni sforzo è inutile, che ogni speranza è vana ( troppi dolori irrisolvibili e la morte diventa “l’unica” soluzione… ).” ( pag 107,le parentesi sono nostre )

Tutte queste sofferenze vanno curate sia per prevenire, sia per curare chi ha tentato il suicidio, ma è sopravissuto. Va ribadito che gli esperti hanno valutato in 30 – 50 % le ricadute, quindi le modalità dell’adolescente e della sua famiglia vanno messe in discussione, ristrutturate e cambiate in meglio, grazie all’ascolto e alla soluzione della sofferenza di tutti. Il comportamento suicida dell’adolescente può cessare solamente se cambia qualcosa di importante nella sua vita. Il cambiamento riguarda l’identità, i rapporti, i progetti, il senso della vita e i valori… Questo “qualcosa”, infatti, riguarda tanto il mondo interno dell’adolescente quanto il suo ambiente.

Se la divisione dei genitori, il rapporto deteriorato fra genitori e figli e le delusioni sentimentali dei ragazzi fanno parte delle cause che possono portare ai tentati suicidi allora le seguenti 10 idee per migliorare i rapporti tratti dal nostro libro “La comunicazione nel rapporto di coppia” ( 2008 ) possono essere utili sia per la prevenzione, sia per la riparazione:

  • Comunicare è molto gratificante quando entrambi i partner sono aperti e attenti, e ogni sentimento, pensiero, emozione, fatto e valore sarà preso adeguatamente in considerazione…
  • Ascoltare nel rapporto è far penetrare dentro di sé, nel proprio intimo la parola dell’altro; una parola che, nel tempo, si evolve…
  • Siccome nessuno è perfetto e siccome nella vita si sbaglia, inevitabilmente arriveranno le critiche che potrebbero essere uno stimolo positivo ad un piccolo cambiamento necessario…
  • Il valore dell’amore prevede l’integrazione e la comprensione nei confronti dell’altro sesso e la soddisfazione di entrambi i bisogni, non la squalifica della modalità altrui o peggio l’aggressività nei confronti dell’altro sesso…
  • E’ opportuno saper dire di sì, quando è sì e dire no quando è no, cioè essere autentici, affinché il rapporto di coppia e coi figli venga favorito e sviluppato, anziché distrutto…
  • L’amore è vero se l’affetto, il piacere, la gioia e la felicità sono sostanzialmente vissuti da entrambi e se sorgono dei problemi, insieme si risolvono; tutto ciò si riversa positivamente sui figli…
  • Per sentire un attaccamento sicuro è necessario essere grati ai genitori per ciò che ci hanno dato di positivo e perdonare gli errori educativi…
  • Per sviluppare la propria identità psicosessuale è necessario ricordarsi dei momenti piacevoli, positivi e costruttivi col genitore omologo e perdonare gli errori…
  • L’educazione ottimale dei figli prevede il rapporto profondo, scambi proporzionati all’età dei figli, trasmissione di idee, emozioni, sentimenti, valori e soprattutto sostegno ai loro talenti…
  • Tutto in famiglia va vissuto il più possibile in modo integrato, all’insegna dell’amore. Il lavoro è importante, ma non può escludere l’espressione delle emozioni, dei sentimenti, della sessualità e dei valori spirituali…

 

BIBLIOGRAFIA

G. Bassi e R. Zamburlin, La comunicazione nel rapporto di coppia, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo ( MI ), 2008.

G. Bassi e R. Zamburlin, Vincere la timidezza, Ed. Paoline, Milano, 2011.

G. Bassi e R. Zamburlin, Per una psicologia del benessere e della prosperità, Ed. Paoline, Milano, 2012.

M. Brambilla, G. Bassi e R. Zamburlin, Come essere un buon capo, Ed. Paoline, Milano, 2010.

W. W. Dyer, Che cosa volete davvero per i vostri figli?, Ed. Rizzoli, Milano, 1986.

U. Galimberti, dizionario di psicologia, Ed. Utet, Torino, 1999.

D. Marcelli e A. Braconnier, Psicopatologia dell’adolescente, Ed. Masson, Milano, 1990.

A. Penzo e L. Scalini, depressione e suicidio, http:// depressione sintomi.it