LA PAURA DELL'INTIMITA'
di Gianni Bassi e Rossana Zamburlin
INTRODUZIONE
Mentre siamo impegnati reciprocamente in questo viaggio per vivere pienamente l'intimità , cioè la comunione di corpo, mente e spirito, possiamo avere l'impressione che le paure da affrontare siano infinite, mentre in realtà quelle più importanti e serie sono solo alcune. La madre di tutte le paure è quella della morte, le altre, che da questa provengono, sono legate all'abbandono, al rifiuto, alla malattia, al fallimento, al piacere ( paura del sesso ), all'intimità .
La paura è anche la madre di tutte le emozioni negative e, nel rapporto di coppia, si possono manifestare come senso di colpa, gelosia, invidia, aggressività , competizione, dolore, rabbia, vittimismo e qualsiasi altra emozione negativa.
In particolare è la rabbia che interferisce nella comunicazione intima, spesso si somatizza e impedisce il rapporto sessuale sciolto e coinvolgente. La rabbia interferisce anche in un sano sviluppo spirituale.
La paura è il contrario dell'amore e del coraggio e, quindi, ci impedisce di amare il partner, gli altri, ma anche Dio. Un antico detto recita: "non possiamo amare Dio e al tempo stesso avere paura di Lui" ( sono due forze contrarie ); anche il vangelo dice che non puoi amare Dio che non vedi e, contemporaneamente, disinteressarti delle persone che vedi, "il prossimo", che, prima di tutti, sono il tuo partner e i tuoi figli. L'averci educato, in passato, ad un Dio che giudica, che vede tutto e punisce, soprattutto nelle questioni sessuali non ha facilitato l'intimità , anzi, l'ha inibita. Dio è amore, quindi ama e non colpevolizza, non è dogmatico e schematico come possiamo esserlo noi. Anche quando si parla di "abbi timor di Dio", crediamo che la traduzione più giusta sia rispetto, non paura.
La paura ci impedisce di amare Dio, il partner e gli altri, crea distanza, incompatibilità , anestetizza i sentimenti, cioè ne impedisce una espressione sciolta e fluida. La paura ci allontana dall'amore.
E' importante affrontare e trasformare tutte le paure, una dopo l'altra, giorno dopo giorno. Facendolo, attraverso il dialogo nella coppia, gli strumenti psicanalitici e la meditazione sottraiamo loro il potere di rovinarci l'intimità . In questo modo ci rendiamo conto che abbiamo la possibilità di scegliere le emozioni, i sentimenti e i valori spirituali che desideriamo vivere.
L'ANESTESIA DEI SENTIMENTI
A parte certe persone con forti tendenze sadiche e certe persone con forti tendenze masochiste, tutti gli altri desiderano amare ed essere amati. Questo è il fondamento del desiderio di mettersi in coppia, ma è anche lo scopo ultimo della vita.
Quasi tutti vogliono avere legami profondi, a parte certi narcisisti che ne hanno una paura folle. Appunto la paura, in particolare la paura dell'intimità entra in competizione con l'esigenza di amare ed essere amati. Quando le due forze hanno la stessa intensità abbiamo l'anestesia dei sentimenti. In questo caso non si esprimono, in modo sciolto e fluido, le emozioni, i sentimenti e i valori e il rapporto sessuale, quando c'è¨, è svolto in modo asettico, cioè senza coinvolgimenti sentimentali.
Per molte persone è più sicuro restare soli o separarsi o quanto meno avere legami privi di coinvolgimento emotivo, sentimentale e spirituale, anzichè lasciarsi travolgere dall'amore, dall'intimità , dalle profondità .
Sebbene quando non si ama non si riesca a soddisfare bisogni e desideri, per queste persone non amare li fa sentire più forti: hanno tutto sotto controllo, non hanno bisogno di nessuno, sono indipendenti. Preferiscono evitare i rischi degli inevitabili momenti difficili, le crisi, i momenti di vulnerabilità e le possibili ferite che l'intimità porta con sè. Per non sentire dolore evitano anche l'amore. Non vogliono lasciarsi intrappolare in relazioni che potrebbero non funzionare, non vogliono mettere a nudo il loro mondo interno, esternare emozioni e sentimenti e rischiare un possibile fallimento. Hanno forti sensazioni di imbarazzo ad iniziare nuove storie. Se non si legano, almeno sanno cosa aspettarsi: il nulla. Negandosi un rapporto intimo, si proteggono dalla possibile angoscia di manifestare emozioni e sentimenti. L'esperienza dell'intimità spesso provoca un senso di perdita del controllo, infatti la comune-unione fa perdere il senso del confine rigido; in questo modo emergono anche le profonde insicurezze della propria e altrui identità , ma questo è benefico, l'amore ripara il disagio. Chi ha paura dell'intimità vuole evitare questa esperienza di coinvolgimento emotivo, per paura di essere scoperto nella propria vulnerabilità . L'INTIMITA' E' UN RISCHIO, l'amore "pretende" accettazione di sè e del partner, fiducia-fede, responsabilità , onestà , spontaneità , vulnerabilità . L'intimità porta calore, piacere e gioia, ma richiede anche di essere pronti ad accettare un eventuale rifiuto o una possibile sofferenza o di essere feriti. Rischi che chi ha paura non può correre. Costui rifugge dall'intimità proprio per evitare i rischi dell'incontro con l'anima profonda dell'altro, oltre che di se stesso.
A causa di ciò tiene lontano il partner e spesso lo ferisce deliberatamente, utilizzando meccanismi di difesa contorti pur di evitare il confronto profondo. Soffoca il bisogno di intimità sottolineando tutti i difetti del partner e lo allontana per non essere allontanato ( la miglior difesa è l'attacco… ).
Chi ha paura dell'intimità spesso indossa una maschera difensiva e si mostra per quello che non è. Queste persone disperdono le energie in mille rapporti per non diventare intimi con nessuno, dicono di avere molti amici, ma come abbiamo visto, siccome non ci può essere amicizia senza intimità , in realtà sono conoscenze esteriori, alibi di una vita brillante, un tenersi occupati. Questo tipo di persone crea legami artificiali, recita una parte piuttosto che essere se stesso in rapporto al partner e agli altri. Non mettono in gioco emozioni, sentimenti e valori, rifiutando di essere sinceri e trasparenti, allontanandosi, di fatto, dal rapporto di coppia.
Alcuni rimangono fermi in un rapporto sterile, paralizzati dalla paura, sentimentalmente anestetizzati, incapaci di vivacizzare il loro rapporto, ma anche di andarsene. Altri, letteralmente o simbolicamente, fuggono, si ritraggono fisicamente ed emotivamente da situazioni che implicano rischio, vulnerabilità , dedizione e cura. E' come se avessero a portata di mano un paio di scarpe da corsa pronti per fuggire.
Spesso la paura dell'intimità deriva dal fatto che si è vissuta poco nella famiglia d'origine: i rapporti familiari sono stati interferiti da eccesso di impegni professionali ed economici, eccesso di aggressività , disagio mentale, abusi sessuali, abuso di alcol e droghe, puritanesimo moralistico. Per questo motivo spesso invitiamo in seduta i genitori omologhi o, nel caso siano morti, fratelli e sorelle o zii. Per sviluppare la capacità di essere intimi chi ha subito questi danni ha bisogno di fare esperienze emotive correttive, in particolare sentire che, al di là di tutto, il genitore gli vuole bene e di abbracciarlo. Attraverso l'analisi di ciò che è accaduto, le interpretazioni, la comprensione, il perdono reciproco, gli abbracci e un rapporto più profondo si aprono le difese e c'è la possibilità di essere intimi. In pratica chi ha paura dell'intimità è come se avesse appreso di non fidarsi di nessuno, nemmeno dei propri familiari.
Se una persona non si fida dei propri genitori che, appunto, lo hanno generato, come fa a fidarsi del partner che, all'inizio, è un perfetto estraneo?
La dipendenza dal lavoro, da sostanze tossiche, dal sesso, da particolari attività , paradossalmente anche dall'impegno sociale e religioso possono essere tutti un surrogato dell'intimità , impegni sostitutivi.
L'anestesia dei sentimenti dovuta alla paura dell'intimità , di fatto, impediscono di dare e ricevere amore di cui si ha un estremo bisogno. Anche la Bibbia recita: "Non è bene che l'uomo sia solo" ( Gen. 2,18 ). Molte persone riescono persino a ingannare se stessi, deformano i dati di realtà , al punto di non rendersi conto che stanno fuggendo dal partner. Alcuni fuggono ( agiscono l'ansia ) senza che ce ne sia bisogno. E' il coinvolgimento sentimentale che li spaventa.
Tuttavia c'è una buona notizia: le paure possono essere trasformate, ci si può rilassare, le difese possono essere lasciate andare, le persone e gli avvenimenti possono essere accettati così come sono. Così ci si sente molto meglio. Ci si può avvicinare al partner e agli altri, amarli e lasciarci amare. Siamo sostanzialmente in grado di scegliere di amare ed essere amati, di chi amare e quando. Possiamo essere noi stessi in rapporto al partner. Scegliamo di correre il rischio, di fidarsi reciprocamente, di superare l'imbarazzo che deriva dall'entrare nel mondo interno.
Chi non ha partner può iniziare a credere che esistono persone di cui ci si può fidare, frequentando anche gruppi e comunità in cui vengono soddisfatti i bisogni psicospirituali. Bisogna anche essere in grado di subire e neutralizzare eventuali frustrazioni. Quando ci si apre con onestà , trasparenza, amicizia e scioltezza è inevitabile che qualcuno non sia d'accordo con le nostre idee, l'importante che ci sia la possibilità di confrontarsi democraticamente, non che si sia tutti uguali, cosa, ovviamente, impossibile. Allora "le scarpe da corsa" possono essere appese al chiodo: non c'è bisogno di agire l'evitamento e l'angoscia.
Chiediamoci umilmente, magari scrivendo sul diario e portandolo anche in analisi, le risposte alle seguenti domande:
Cerchiamo, anche inconsciamente, di evitare il coinvolgimento sentimentale?
Che modalità di sopravvivenza utilizziamo?
Quali sono le cause e le soluzioni?
Nel caso di persone senza partner:
Intravediamo o conosciamo una persona che ci piacerebbe frequentare?
Ci possiamo fidare o dobbiamo continuare a sospettare?
Allora possiamo avvicinarci senza che questo significhi avere un attacco di panico?
Desideriamo intimità e confidenza più profonda nei nostri rapporti amicali, ma ci accontentiamo del minimo?
LA DANZA DELL'INTIMITA'
La paura è incompatibile con l'intimità , quindi più l'affrontiamo, la trasformiamo e la risolviamo, più possiamo essere intimi. L'errore più comune che si commette è quello di proiettare sul partner le difficoltà relazionali. E' necessario prendere coscienza che il partner può non essere disponibile a cambiare, accanirsi perché cambi significa solo aumentare la rigidità delle difese. L'unica persona che possiamo cambiare è noi stessi, ammesso che siamo veramente disponibili a cambiare, cioè non ci consideriamo indiscutibili. La danza dell'intimità , o meglio il suo infinito miglioramento e approfondimento, inizia con l'amarci e apprezzarci, quando ciò avviene sinceramente, si può amare e apprezzare il partner.
Condividere l'intimità significa essere disponibili di presentare tutti gli aspetti della propria personalità , non solo le parti piacevoli, confortevoli e rassicuranti, ma anche quelle conflittuali, i lati oscuri, le ferite. Nella comunicazione intima noi mettiamo in mostra tutte le nostre idee, desideri, talenti e credenze. In questo clima di tenerezza e gentilezza anche il partner è indotto a mostrare se stesso. In questo modo impariamo ad approfondire reciprocamente l'amore, apprezzando il positivo che è presente in tutti e trasformando o accettando i nodi, i traumi e i conflitti che ciascuno possiede.
La danza dell'intimità , la danza nuziale, come dice F. Pilloni ( 2002 ) è una strada a due sensi. Entrambi i partner sono disposti a sostenersi a vicenda nel processo di crescita ed emancipazione, "nella buona e nella cattiva sorte, finché morte non ci separi"
Non obblighiamo il partner a cambiare, in una dinamica del genere è normale e piacevole cambiare, perché l'amore è trasformazione continua. Possiamo amare e accettare il partner solo quando amiamo e accettiamo noi stessi. "Ama il prossimo tuo come te stesso". Se desideriamo che il partner sia più paziente, tollerante e disponibile con noi, per prima cosa alleniamoci ad esserlo con noi stessi.
Se vogliamo ricevere più amore fisico, psicologico e spirituale, esercitiamoci a darlo.
Se il partner non è disponibile ad assumersi questa responsabilità , continuamo a migliorare e sviluppare le nostre capacità sentimentali, sessuali e spirituali: L'AMORE VINCE!
BIBLIOGRAFIA
G. Bassi e R. Zamburlin, La comunicazione nel rapporto di coppia, Ed. San Paolo.
G. Bassi e R. Zamburlin, I sentimenti nel rapporto di coppia, Ed. San Paolo, 2001.
G. Bassi e R. Zamburlin, Guida all'intimità nel rapporto di coppia, Ed. Paoline ( In corso di pubblicazione )
M. Beattie, E liberati dagli altri, Ed. Mondadori, Milano, 1998.
F. Pilloni, Danza Nuziale, Ed. Effatà , Cantalupa ( TO ), 2002.
A, Schnoller, La guarigione della memoria, Ed. Appunti di viaggio, Roma, 2002.