IL PROCESSO DI IDENTIFICAZIONE NEL BAMBINO
di Gianni Bassi e Rossana Zamburlin

INTRODUZIONE

La coppia unita č una forza della natura, marito e moglie formano un contenitore, contemporaneamente stabile e dinamico. Alla nascita del figlio i partner si trasformano in madre e padre ( in realtŕ fin dal concepimento inizia l'assunzione del nuovo ruolo ): si sono assunti la responsabilitĂ di far continuare le proprie famiglie, le proprie identitĂ . Solo in questo contesto fisico, psicologico e culturale il bambino può diventare se stesso. Ogni bambino ha una sua particolarissima personalitĂ , Ă© qualcosa di unico che lo differenzia da qualsiasi altro. E' vero che ciascuno di noi eredita dai genitori le proprie caratteristiche sia fisiche che mentali ( emotive, razionali e spirituali ), ma il patrimonio genetico, come l'educazione dei genitori sono composti da così tanti elementi che solo la storia individuale di ciascuno di noi in rapporto agli altri, cioè le nostre esperienze o meglio come noi interpretiamo la nostra storia finiranno per determinare la nostra realtĂ . In fin dei conti come uno vuole essere lo decide, anche se può cambiare, fin dall'infanzia, che sia consapevole o meno ( non siamo una tabula rasa su cui si possa scrivere quello che si vuole: i rapporti e le interpretazioni sono relativamente infinite ). Inoltre facendo nuove esperienze e ampliando la coscienza ci si può sempre modificare. Infatti tutto quanto avviene in noi e fuori di noi nasce da un'interazione, da un rapporto in cui decidiamo che cosa ci va bene e cosa rifiutiamo. La creativitĂ Ă© relativamente infinita.

L’IMPORTANZA DEI RAPPORTI

Ma all'inizio tutti abbiamo origine all'interno di un rapporto d’amore: quello sessuale dei nostri genitori. Poi passiamo nove mesi nel pancione della mamma e qui, in linea di massima, si sta proprio bene: fa tutto lei e noi dobbiamo solo crescere. In realtĂ c'è giĂ il rapporto perchĂ© il clima fisico ed emotivo in cui vive la madre influenza positivamente e/o negativamente il bambino: Ă© ben diverso vivere con una madre serena che con una madre angosciata, che fuma 50 sigarette al giorno, perchĂ©  magari il marito la tratta male e la trascura, il quale a sua volta Ă© stressato dal mondo del lavoro ( tutto si tiene ). Questi, ovviamente, non sono dei giudizi, sono piuttosto i problemi da affrontare e risolvere...
Ma i veri guai iniziano con la nascita, o meglio col trauma della nascita ( già Leopardi aveva fatto notare che si inizia a vivere nel dolore ), é un momento critico, tutti, chi più, chi meno, dobbiamo attraversare questa angoscia. Proprio per questo motivo ci sono correnti psicologiche che invitano a prepararsi e ad avere parti dolci e naturali: più rilassati si é, meglio é. Tuttavia il "trauma" é inevitabile, l'attraversamento della vagina rischia di schiacciarci, ma bisogna uscire, bisogna vivere, altrimenti può morire sia il bambino, che la madre. Per tutta la vita rimarrà questo modello: tutti i momenti critici ( lo svezzamento, il passaggio dalla famiglia alla scuola infantile, poi alle elementari, poi alle medie, poi alle superiori, poi al lavoro, ecc. ecc. ), i passaggi, che fanno più o meno paura, sono contrassegnati dall'attraversamento dell'angoscia. Sembra che per arrivare alla gioia sia inevitabile un po’ di sofferenza. Anche in analisi se una persona o una coppia vogliono maturare “devono” attraversare o meglio riattraversare tutto ciò che ha interferito nel loro sviluppo.

L’EDUCAZIONE PRENATALE

L. Janus, medico e psicanalista tedesco, in un seminario di aggiornamento dell' ANEP 
( Associazione Nazionale Educazione Prenatale ) ha affermato che in realtà siamo tutti dei prematuri: dovremmo rimanere nel pancione della mamma 21 mesi. Si nasce verso il nono mese perchè la testa diventa troppo grossa, da qui si potrebbero capire certi vissuti paranoici, il rimanere nel pancione può essere rischioso, c'è il pericolo di essere intrappolati. A causa di ciò nel primo anno di vita il rapporto con la madre é fondamentale e ciò avviene soprattutto attraverso il contatto corporeo ( massaggi, carezze, abbracci, baci ) e l'allattamento, che è opportuno sia dato a ritmo naturale, cioè secondo i bisogni del bambino. E' opportuno coinvolgere il padre nella cura del bambino, ma é anche più importante che il marito sostenga la moglie in questo periodo di grandi cambiamenti. Non sono tutte "rose e fiori": la gravidanza, il parto, la cura e l'educazione del bambino sono anche uno stress. Alcuni matrimoni entrano in crisi proprio in questo periodo per almeno tre motivi: il marito é troppo "narcisista" per cui mal tollera che non sia più l'unico centro dell'attenzione della donna; molte mogli vengono prese dal ruolo materno in un modo eccessivo per cui lasciano cadere il ruolo di moglie-amante, il bambino richiede la madre tutta per sé, di conseguenza la sessualità viene trascurata, da qui al tradimento il passo é breve.

IL CONTATTO CORPOREO
 
Le madri indiane sono particolarmente attente a mantenere il contatto corporeo col bambino e spesso mettono il bambino sulle ginocchia e lo massaggiano su tutto il corpo e si vedono che i bambini sono piĂą calmi, sereni e gioiosi. Ci fanno sorridere quando sentiamo certi genitori dire che i loro bambini sono "viziati": questo giudizio "moralistico" ignora che il bambino in realtĂ cerca questo contatto corporeo che lo contenga, in modo da ripetere le esperienze positive di quando era nel pancione.
Un'altra ricerca svolta in Africa al fine di verificare l'evoluzione di certe malattie ha messo in risalto che il continuo contatto corporeo con la madre e l'allattamento al seno prolungato, rendevano i bambini africani fisicamente e mentalmente piĂą sani di quelli statunitensi fino ad una certa etĂ , poi si facevano sentire gli effetti della malnutrizione e dell'assenza di certe sostanze.
Il contatto corporeo e l'abbraccio stimolano la produzione di endorfine, che fa diminuire l'angoscia, la sofferenza e il dolore nel presente e ripara i traumi del passato, tutti legati alla separazione e alla divisione "violenta".

LA FUNZIONE DEL PADRE E LA SOLUZIONE DELLA FASE EDIPICA

Nel secondo anno il coinvolgimento del padre nell'educazione del bambino Ă© sempre piĂą importante, soprattutto col maschietto: cioĂ© la madre gradualmente lascia che figlio e padre interagiscano, non si mette in mezzo e il padre non delega alla madre tutti i compiti educativi, ma si assume, gradualmente, le responsabilitĂ , essendo lui l'oggetto di identificazione del figlio maschio. Abbiamo sentito recentemente i risultati di una indagine riguardante il tempo che i padri dedicano ai figli e si è visto che i padri italiani, sorprendentemente, sono i peggiori d'Europa con venti minuti di media al giorno e in questo tempo l'attivitŕ piu svolta č quella di vedere e spiegare al proprio figlio le partite di calcio alla televisione... Anche il fenomeno del “mammismo” è tutto italiano: invece di essere attente ai sentimenti e alle emozioni del bambino per capire quando è il momento di effettuare il passaggio al padre e da questo al contesto sociale, si continua a tenerli per sĂ©, così rimane a casa anche a 30-40 anni. E’ opportuno avere in mente di creare un attaccamento sicuro al fine di emancipare gradualmente il bambino, a seconda del suo sviluppo emotivo, sentimentale e sociale: la famiglia non è un circolo esclusivo e chiuso.
Verso la fine dei due anni avviene il controllo degli sfinteri, cioè il bambino, gradualmente, diventerĂ autonomo nell'espletare i bisogni fisiologici, il controllo muscolare permetterĂ di imparare a camminare. E’ anche la fase dello sviluppo della personalitĂ in cui inizia la differenziazione attraverso il NO. Il no è spesso irrazionale proprio perchĂ© ha la funzione di  “imporre” la propria personalitĂ , il proprio punto di vista. E’ una fase molto delicata, bisogna saper contenere queste prese di posizioni, spesso, preconcette, altrimenti si creano vere e proprie lotte per il controllo che si protraggono fino all’etĂ adulte e in alcuni casi per sempre.
Fra i due e i tre anni circa si affronta e si risolve, se tutto va bene, la situazione edipica: cioé la bambina si "innamora" del papà , il bambino si "innamora" della mamma e li vogliono "sposare". Per un certo periodo il genitore omologo, cioé dello stesso sesso, é il rivale da "eliminare". Col tempo il bambino si rende conto che non può realizzare la sua fantasia incestuosa, capisce che il papà é della mamma e che la mamma é del papà ; quindi si identifica col genitore omologo, acquisisce, quindi una sua identità sessuale stabile, una sua autonomia e rivolge le sue cariche emotive-sessuali verso l'esterno della famiglia alla ricerca di un nuovo "oggetto" d'amore. Infatti a questo punto il bambino ha circa tre anni e ha una autonomia sufficiente per andare alla scuola infantile verso i quattro anni. Ovviamente lo schema é statistico: tutti i genitori conoscono i drammi e le paure di questo passaggio, quante lacrime e quante malattie! Noi comunque diciamo di essere morbidi, di fare un passaggio graduale: se il bambino non riesce a stare a scuola é perché ha bisogno ancora di un rapporto profondo col genitore omologo. Migliorando questo rapporto il figlio diventa sempre più forte e quindi riuscirà ad andare a scuola, a questo punto sarà lui a richiederlo. Se invece lo si vuole imporre si rischia che il bambino abbia sensazioni di abbandono, di frustrazione, di rabbia e repressione.

L’EDUCAZIONE SESSUALE

La curiosità sessuale e non solo sessuale del bambino va seguita e soddisfatta: ogni volta che il bambino pone un quesito o una domanda é opportuno rispondere con sincerità , non si divaga e, soprattutto, non si raccontano cose non vere. Se per caso non si é in grado di rispondere non si inibisce la domanda, ma si dice che si chiederà al consorte, alla maestra o si andrà a leggere l'enciclopedia. La curiosità sessuale é alla base della curiosità intellettuale e far capire che é bello conoscere, cercare, scoprire i vari misteri del corpo, dei sentimenti, della mente, dello spirito e del mondo é un grande valore. Ovviamente è il caso di usare anche il linguaggio simbolico delle fiabe, non è il caso di eccedere nel linguaggio razionale-tecnico.
Il bambino e non solo il bambino ha bisogno del contatto corporeo, quindi é opportuno che il genitore omologo gli faccia tanti massaggi, tanti abbracci e gli dica che gli vuole bene. Per es. alla sera quando il bambino va a dormire ( altro passaggio critico ) si può creare un rituale in cui il genitore fa un bel massaggio al figlio, gli dice "ti voglio bene", gli racconta una fiaba e lui entrerà nel "mondo dei sogni"...

FORMAZIONE DEL SUPER-IO

Verso i 5 anni grazie allo sviluppo del sistema nervoso si forma il super-io, la parte morale della nostra personalitĂ : in questo periodo si introiettano profondamente le regole, le norme, i valori che ci permettono di interagire con gli altri. E’ fondamentale la LEGGE DEL PADRE: c’è quindi bisogno di un padre, collegato con l’amore materno, che faccia chiarezza e metta ordine e paritĂ fra i fratelli e la sorelle ( i privilegi maschili non hanno piĂą senso e vengono vissuti dalle bambine e ragazze come violenze e possono col tempo essere negative nell’interazione  con l’altro sesso). E’ in questo periodo che il bambino inizia a collocarsi in modo piĂą chiaro nel tempo e nello spazio: non fa piĂą confusione fra passato, presente e futuro, fra inizio e fine. Mentre prima la nozione di morte era piĂą intuita, ora è una presa di coscienza: le persone nascono, vivono e muoiono. A questo punto inizia la paura di perdere i genitori, di essere abbandonati e iniziano a fare domande sulla eventuale loro morte, dove vanno a finire. La paura della morte è la madre i tutte le paure: del buio che rappresenta l’ignoto e la morte, di andare a dormire, che significa perdere la coscienza, delle malattie perchĂ© possono condurre alla morte. A tutte le paure bisogna dare una risposta, sapendo che le soluzioni della paura sono l’amore, che è la parte femminile materna e il coraggio, che è la parte maschile, paterna. Con questi due sentimenti uniti il bambino può diventare se stesso nel mondo.

VINCERE LA PAURA

Non è il caso di ricorrere a visioni di mostri, lupi mannari e carabinieri per calmare i bambini temporaneamente. I bambini ansiosi e paurosi diventano, col tempo, ancora più ansiosi e paurosi. Bisogna considerare che a un bambino l’idea del mostro, del lupo o del gendarme procura lo stesso panico che all’adulto sentire strani rumori nel bosco o immaginare l’assalto di un gigante di 20 metri. Alla fine il mostro è il genitore...
Modalità che fanno leva sull’induzione di paura provocano nei bambini atteggiamenti di panico verso la vita e il mondo, inoltre possono introiettare un super-io sospettoso, in alcuni casi paranoico. Bambini che temono il buio, cioè l’ignoto perché gli adulti approfittano della loro ingenuità potrebbero averne paura tutta la vita e, infatti, quanti giovani e adulti, oggi, hanno paure e attacchi di panico?
Bisogna indurre invece che il mondo, la vita e l’aldilà sono, nonostante tutti i problemi e tutti i dubbi, luoghi meravigliosi e cambiare positivamente è un’esperienza gioiosa. Dire e manifestare, attraverso i gesti e i comportamenti concreti quotidiani, quanto è bello vivere, esortarli ad essere ottimisti e pieni di speranze, di rapporti e progetti. Quando un bambino manifesta una paura il genitore omologo gli può dire: “io e te, insieme, vinciamo il mostro…” e lo accompagna ad affrontare la paura. Amore e coraggio sconfiggono tutte le paure. Queste possono essere evolutive, indotte dai compagni, dai fratelli, da film del terrore o anche da fatti di cronaca. I genitori è bene che inducano ad osare, ad avere fiducia, che ce la possono fare, che una soluzione c’è ed è a portata di mano. Per primi possono mostrare che hanno l’amore e lo vivono anche attraverso l’abbraccio, davanti ai figli, e hanno il coraggio di essere se stessi in questo mondo un po’ martoriato. Si prendono le adeguate precauzioni ma si vive nella speranza, non nell’impotenza e nella lamentazione depressiva. Mostrare che si è persone coraggiose che si battono per la propria causa, che si hanno rapporti sociali positivi e costruttivi, cioè che si sta bene nella comunità e nei propri gruppi di riferimento sono i modi migliori per superare le paure e le angosce della vita.